I film in uscita dal 5 febbraio 2010

•4 febbraio 2010 • Lascia un commento

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 5 febbraio 2010

Nei cinema dal 5 febbraio 2010

  • An Education - di Lone Scherfig
  • Il concerto – di Radu Mihaileanu
  • Paranormal Activity – di Oren Peli

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L’anticipazione (in uscita nelle sale italiane dal 26 febbraio 2010)

Il Profeta

titolo originale: Un Prophète
nazione: Francia
anno: 2009
regia: Jacques Audiard
genere: Drammatico
durata: 149 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: T. Rahim (Malik El Djebena) • N. Arestrup (César Luciani) • A. Bencherif (Ryad) • A. Oumouzoune (prigioniero ribelle) • R. Kateb (Jordi lo zingaro) • H. Yacoubi (Reyeb) • J. Ricci (Vettorri) • S. Dazi (Lattrache)
sceneggiatura: J. Audiard • T. Bidegain
musiche: A. Desplat
fotografia: S. Fontaine
montaggio: J. Welfling

Trama: Condannato a sei anni di prigione, Malik El Djebena non sa né leggere né scrivere. Solo al mondo, appare più giovane e fragile degli altri detenuti. A prenderlo sotto la sua ala protettrice sono un gruppo di prigionieri corsi che gli insegnano tutti i trucchi per sopravvivere. Malik sfrutta, però, tutto quello che ha appreso a suo vantaggio facendosi amici i Musulmani, l’altro clan del carcere. Quando esplode una guerra tra i due gruppi Malik dovrà decidere da che parte stare.

Che dirvi se non che questo è un film a colpo sicuro?

Dopo il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2009 e dopo l’attribuzione dell’EFA (l’Oscar europeo) al protagonista Tahar Rahim, questo film è stato candidato in patria a ben 13 premi César, il più alto numero di nomination per il massimo riconoscimento francese.

La storia di una vendetta, un romanzo di formazione, un’allegoria politica.

Jacques Audiard (Sulle mie labbra, Tutti i battiti del mio cuore) costruisce un film denso e coeso  toccando vette di coinvolgimento al cardiopalma. Non c’è un momento di rilassatezza possibile in platea. Intreccia inserti soprannaturali che si amalgamano senza discostare l’attenzione dal filo della trama principale.  Meritato Gran Premio della Giuria a Cannes 2009.

Un prophète racconta la storia di Malik El Djebena (un ottimo Tahar Rahim che incarna eccelso ingenuità e forza) diciannovenne condannato a sei anni di carcere costretto a muoversi nel mondo gerarchizzato della criminalità all’interno del carcere.

Arabo di origini ma non praticante musulmano viene individuato come pedina dal boss còrso (stranissima e suggestiva lingua, auspichiamo che nella versione doppiata non si perda tale idioma) Luciani (Niels Arestrup) per eliminare un avversario.

Da quel momento inizia il percorso all’interno del crimine organizzato che lo usa raccogliendolo derelitto, impacciato, ignorante e impaurito e ne restituisce al rilascio un capo scaltro e capace di navigare nelle acque torbide della sopravvivenza a tutti i costi.

Scolpisce scene memorabili: la compassione/tenerezza del primo volo in aereo, la forza distruttiva allestita con grande maestria mentre compie l’attentato a uno dei grandi capi, la fratellanza nata con l’amico malato, la famiglia che deve prendere in custodia, il primo angelo caduto per mano del protagonista (le prove con la lametta, terribili) che lo perseguita ma allo stesso tempo lo sosterrà nel pensiero unico della via d’uscita.

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Dal 5 febbraio 2010 nelle sale italiane

An Education

titolo originale: An Education
nazione: Gran Bretagna
anno: 2009
regia: Lone Scherfig
genere: Drammatico
durata: 95 min.
distribuzione: Sony Pictures
cast: C. Mulligan (Jenny) • O. Williams (Miss Stubbs) • A. Molina (Jack) • C. Seymour (Majorie) • P. Sarsgaard (David) • D. Cooper (Danny) • R. Pike (Helen) • E. Thompson (Preside) • S. Hawkins (Sarah)
sceneggiatura: N. Hornby
musiche: P. Englishby
fotografia: J. De Borman
montaggio: B. Pilling

Trama: Jenny è una ragazzina al culmine dei suoi 16 anni, intelligente e studiosa, completamente concentrata sull’obiettivo di essere ammessa a Oxford. Quando incontra il trentenne David, un uomo affascinante e dai bei modi, Jenny perde completamente la testa ed improvvisamente Oxford non è più una priorità. Si scopre una giovane donna innamorata e questa scoperta le fa dubitare per più di un minuto su quale sia realmente la sua strada …

Che dirvi di questo film che ha 3 nominations per gli Oscars, e che ha già vinto 12 award e ricevuto ben 41 nominations (tra cui una si Golden Globe)?

Con un palmares così fitto e ricco, è difficile parlare male di questo film, per il quale vi posso dire che Nick Hornby si sperimenta per la prima volta come sceneggiatore, trasponendo dal letterario al filmico il breve memoriale della giornalista inglese Lynn Barber, apparso sulla rivista Granta.

E che la regia è curata dalla danese Lone Scherfig, la quale, proprio in quanto straniera, pone un’attenzione meritevole alla ricostruzione culturale del periodo. Hornby suggerisce probabilmente anche le musiche, da appassionato pop listener quale è. Il risultato è un film di ingredienti molto saporiti che corre nella prima parte e fa marcia indietro nella seconda.

Insomma non vi aspettate una storia di formazione ma preparatevi a stupirvi ed a commuovervi con una piccola storia di vita che senza proporre temi complessi riesce a trovare respiri è ampissimi pur rimanendo tutto sommato coerente e come dire, assolutamente perfetto per la dimensione drammaturgica che ha tutto sommato deciso di darsi.

Probabilmente la migliore uscita della settimana con buona pace del film francese che pure merita.

Il concerto

titolo originale: Le concert
nazione: Francia / Romania / Belgio / Italia
anno: 2009
regia: Radu Mihaileanu
genere: Commedia / Grottesco
durata: 119 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: A. Guskov (Andrei Filipov) • D. Nazarov (Sacha Grossman) • M. Laurent (Anne–Marie Jacquet) • F. Berléand (Olivier Morne Duplessis) • Miou-Miou (Guylène) • V. Barinov (Ivan Gavrilov) • L. Abelanski (Jean- Paul Carrère) • J. Bisset (Victor Vikitch) • L. Bateau
sceneggiatura: R. Mihaileanu • M. Robbins • A. Blanc • H. Cabello Reyes
fotografia: L. Dailland

Trama: Un osannato direttore dell’orchestra Bolshoi di Mosca viene allontanato in epoca comunista per essersi rifiutato di licenziare i musicisti ebrei. Venticinque anni dopo l’uomo lavora ancora in teatro come custode e aiuta la moglie a movimentare finte manifestazioni d’orgoglio ex-comunista. Un giorno intercetta un invito per il teatro Chatelet di Parigi e decide di riscattarsi dalle umiliazioni con l’inganno, accettando l’ingaggio al posto dell’orchestra ufficiale. Riunisce così i vecchi compagni di concerto e qualche improbabile new entry.

Dopo il successo al Festival di Roma 2009 arriva nelle sale il film europeo (made in Francia, Romania, Belgio, Italia), “Il concerto” (Le Concert), commedia drammatica diretta da Radu Mihaileanu con Aleksei Guskov, Mélanie Laurent, Dmitri Nazarov, Valeri Barinov, François Berléand, Miou-Miou, Lionel Abelanski.

No dico Miou Miou ma ve la ricordate?

Periodo comunista in Unione Sovietica (ma si la cara vecchia URSS): un famoso direttore dell’orchestra Bolshoi di Mosca si rifiuta di licenziare i musicisti ebrei.

Viene perciò “congedato” e relegato a fare il custode. Dopo 25 anni però accetta un invito del teatro Chatelet di Parigi e decide di tornare a lavorare nell’orchestra ufficiale. Da qui ha inizio una sorta di riscatto individuale e forse non solo …

Giocando con la sua proverbiale ironia, Mihaileanu, il Benigni romeno: ricorderete tutti il suo “Train de vie” (1998), porta in sala la curiosa ed originalissima e deliziosa storia di Andrei Filipov, il più grande direttore d’orchestra dell’Unione Sovietica.

Un vero gioiello, pare. Regia sublime, rese attoriali di notevole spessore (su tutti la tarantiniana e bravissima Mélanie Laurent e l’impeccabile Aleksei Guskov) sceneggiatura scoppiettante, con dialoghi fitti e densi di quella ironia tipica del regista, tanto surreale quanto geniale, nel voler prendere in giro gli ex comunisti duri e puri.

Per farlo ricorre alla metafora del “concerto”, inteso come opera corale frutto di tutti quegli spunti idealistici del comunismo che fu.

Insomma con “Le Concert” si ride, anche di gusto, ci si commuove, ci si emoziona, ci si diverte.

Con “Le Concert” assisterete al vero cinema d’autore, promesso, ok?

Paranormal Activity

titolo originale: Paranormal Activity
nazione: U.S.A.
anno: 2007
regia: Oren Peli
genere: Horror
durata: 86 min.
distribuzione: Filmauro
cast: K. Featherston (Katie) • M. Sloat (Micah) • M. Fredrichs (Psychic) • A. Palmer (Diane) • A. Armstrong (Amber)
sceneggiatura: O. Peli
montaggio: O. Peli


Trama: Una giovane coppia è convinta che la propria abitazione sia infestata da un’entità malefica: i due decidono di installare una telecamera e filmare quanto avviene nella loro camera da letto mentre stanno dormendo. Il film è il racconto, spaventosamente reale, di quello che accade nella loro stanza di notte: 90 minuti di puro terrore.

Non bisogna essere un esperto di cinema per notare che Oren Peli ha fatto praticamente tutto da solo in questo film.

Regista, sceneggiatore, montatore dell’opera che è stata realizzata con un budget veramente basso.

Ciò non di meno gli incassi strabilianti, qualche premio internazionale, qualche nomination ed ecco che questo film horror arriva nelle sale italiane dopo un vero e proprio bombardamento mediatico.

Quello che posso dirvi che viene propagandato come “L’esorcista” dei nostri giorni.

Che dirvi … immagino sia un film per chi ama il genere che non innova molto né il linguaggio audiovisivo (film che sembrano prese in diretta di videocamere amatoriali ne abbiamo visti anche in sala horror, come REC o [●REC]), un film horror del 2007 diretto da Paco Plaza e Jaume Balagueró, prodotto dalla Filmax. e REC 2 (indicato anche come ‘[REC] 2′ o ‘[●REC] 2′) anch’esso un film horror, del 2009, diretto sempre da Paco Plaza con l’aiuto di Jaume Balagueró, prodotto dalla Filmax. Sequel di REC del 2007. E senza dimenticare: “The Blair Witch Project” a cui pare questo film debba davvero molto.

Nè innova la materia che tratta.

Eppure il successo passa parola di un film a baso budget anche se non amo il genere mi fa simpatia.

Se avessi desiderio di vedermi un film de paura per dirla con Rokko Smitterson, me lo andrei a vedere in sala.

Alla prossima.

A cura di cinemavistodame.com.

I film in uscita dal 29 gennaio 2010

•28 gennaio 2010 • Lascia un commento

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 29 gennaio 2010

  • Baciami ancora – di Gabriele Muccino
  • Bangkok Dangerous – Il codice dell’assassino – di Oxide Pang • Danny Pang
  • Alvin Superstar 2 – di Betty Thomas

Baciami ancora

titolo originale: Baciami ancora
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Gabriele Muccino
genere: Sentimentale / Drammatico
durata: n.d.
distribuzione: Medusa Film
cast: S. Accorsi (Carlo) • V. Puccini (Giulia) • P. Favino (Marco) • V. Bruni Tedeschi • A. Giannini • C. Santamaria (Paolo) • G. Pasotti (Adriano) • S. Impacciatore (Livia) • P. Reggiani • M. Cocci (Alberto)
sceneggiatura: G. Muccino • S. Petraglia • S. Rulli
fotografia: A. Catinari


Trama: “Baciami ancora” è il sequel del fortunato “L’ultimo bacio”: dieci anni dopo ritroviamo Carlo e Giulia …

Che uno all’inizio quasi non ci crede.

Che Gabriele Muccino dopo due film negli USA con Will Smith, non senza riconoscimenti anche di critica, con tanto di award vinti, torni in Italia e che cosa decide di girare?

Il sequel dell’”Ultimo Bacio“.

Traduco dal sito IMDB mentre SKY Cinema sta proiettando “Ricordati di me”, la sinossi del film ivi riportata:

Uno sguardo alla vita di Carlo, Giulia, e dei loro amici circa 10 anni dopo gli eventi di L’Ultimo Bacio“.

No dico sono trascorsi 10 anni Gabriele. Hai dimostrato di esserti emancipato dal loop dei film made in Italy.

Avresti in pratica potuto decidere di girare finalmente il film italiano nuovo che ti avrebbe potuto finalmente innalzare al rango che avresti potuto conquistarti e tu che fai?

Il sequel dell’”Ultimo Bacio“.

Ma non mi potevi telefonare prima.

Avvisarmi. Ti avrei parlato a lungo. Ti saresti potuto sfogare.

Niente vuoi fare sempre tutto di testa tua.

Ma magari ammettiamolo è proprio questo il tuo merito.

Io ti assegno un dubbio amletico e sono molto, ma molto, buono.

Perché dopo “The Pursuit of Happyness” da te mi aspettavo molto, ma molto, più coraggio.

E considera che ti metto in prima posizione nel post.

E dire che ero alla serata del tuo Davide di Donatello per l’Ultimo Bacio … quanto ci attendevamo da te …

Bangkok Dangerous – Il codice dell’assassino (2008)

titolo originale: Bangkok Dangerous
nazione: U.S.A.
anno: 2008
regia: Oxide Pang • Danny Pang
genere: Azione
durata: 99 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: N. Cage (Joe) • S. Yamnarm (Kong) • C. Yeung (Fon) • P. Hemmanee (Aom)
sceneggiatura: J. Richman
musiche: B. Tyler
fotografia: D. Srimantra
montaggio: M. Jackson • C. Pang


Trama: Un killer in trasferta a Bangkok ha il compito di portare a termine un paio di lavori, ma finisce per innamorarsi di una ragazza del posto. Remake dell’omonimo film del 1999 diretto anch’esso dai fratelli Pang.

Qui invece di un sequel siamo ad un remake di un film del 1999.

La cosa che devo riportare qui dopo le nostre attente ricerche svolte solo per voi è che neanche quello era un grande film ma una cosa è certa era migliore di questo.

E non è che dica questo perché considero le trote salmonate morte delle attrici assai più espressive di Nicolas Cage, perchè questo sarebbe oltremodo scorretto e poco carino.

No lo dico perchè lo dicono i fatti.

Del resto ragazzi c’è ancora tanto di quel ben di Dio nelle sale che fare dell’autoelsionismo per vedere questo film mi sembra troppo.

Non che non ci siano remake realizzati bene.

Tipo “The departed” di Martin Scorsese, nonostante le mie perplessità persino su quel film.

Ma in questo caso fidatevi meglio lasciare perdere.

Un bel pollice verso e via.

Alvin Superstar 2

titolo originale: Alvin and the Chipmunks: The Squeakquel
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Betty Thomas
genere: Commedia
durata: n.d.
distribuzione: 20th Century Fox
cast: J. Lee (Dave Seville) • Z. Levi (Toby Seville) • D. Cross (Ian Hawke) • C. Richardson (Claire Wilson)
sceneggiatura: J. Vitti • J. Aibel • G. Berger
fotografia: A. Richmond
montaggio: M. Friedman


Trama: Le famose popstar Alvin, Simon e Theodore vengono affidate alle cure di Toby, il nipote ventenne di Dave Seville. I ragazzi, per il momento, devono mettere da parte i sogni di successo per tornare a studiare, e hanno il compito di salvare il programma di musica della scuola vincendo il premio di 25.000 dollari messo in palio in un concorso per band musicali. Ma, inaspettatamente, i Chipmunk si troveranno a doversi confrontare con le “Chipette”, una band tutta al femminile, formata da Brittany, Eleanor e Jeanette. Le scintille si accendono in tutti i sensi non appena ha inizio la gara tra i Chipmunk e le Chipette.

E lo so neanche un pollice in su e nemmeno un Oscar, direte voi.

Ma io che ci posso fare se i vostri markettari del Cinema italiano, ritenendo, in parte a ragione, intendiamoci, che questo sia l’anno del cinema di animazione, provino a rifiliarci anche questa sola memorabile di film? Magari contando sulla vostra scarsa informazione?

La mia personale idea è che un sequel di un film recentissimo, che non aggiunge nulla d’innovativo né dal punto di vista tecnico né da quello tematico, ma che si limita, sul grosso successo del primo film, esclusivamente a riproporre niente altro che un secondo episodio dello stessa storia, sia una cosa evitabilissima, oltre che esecranda in se.

Tanto più se l’operazione non è già piaciuta né al pubblico, né alla critica americana, dove il film è già uscito dal 23 dicembre 2009.

Cercate, pertanto, in questo blog, nei post recenti … troverete film ancora in sala che meritano più di quelli in uscita questa settimana.

Pollice verso.

Alla prossima.

A cura di cinemavistodame.com.

I film in uscita dal 22 gennaio 2010

•23 gennaio 2010 • 2 commenti

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 15 gennaio 2010

  • Tra le nuvole – di Jason Reitman
  • L’uomo che verrà – di Giorgio Diritti
  • Nine - di Rob Marshall
  • Cuccioli – Il Codice di Marco Polo – di Sergio Manfio
  • Il quarto tipo – di Olatunde Osunsanmi

Amici, lettori, fan, di questo pazzo pazzo pazzo blog, non ditemi che siete tutti emigrati su Pandora con il vostro Avatar? Ehm … io scherzavo la settimana scorsa.

Ciancio alle bande, quindi, ed ecco i nostri ineludibili, quanto inevitabili, consigli, spericolati e spettacolari, per i film in uscita in questo weekend, freddo freddo, di un gennaio 2010 che è non capitava da 2010 anni, credetemi, ci siamo informati.

Tra le nuvole

titolo originale: Up in the Air
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Jason Reitman
genere: Commedia
durata: 108 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: G. Clooney (Ryan Bingham) • V. Farmiga (Alex) • A. Kendrick (Natalie) • J. Bateman (Craig Gregory) • D. McBride (Jim) • M. Lynskey (Julie Bingham)
sceneggiatura: J. Reitman • S. Turner
musiche: R. Kent
fotografia: E. Steelberg
montaggio: D. Glauberman

Trama: Sarebbe meglio la vita senza legami? Chi non ha mai pensato a fuggire o semplicemente di abbandonare tutto e tutti per vivere in libertà? Ryan Bingham, un esperto tagliatore di teste, in superlavoro e superstress per via della crisi, è riuscito a prendere questa decisione vitale. Si è staccato da tutti e da tutto. La sua agognata vita on the road, aeroporto dopo aeroporto, mille miglia dopo mille miglia, è però minacciata proprio quando sta per ottenere da una compagnia aerea il premio fedeltà, un superbingo da un milione di miglia e subito dopo aver incontrato la donna dei suoi sogni, appassionata di viaggi e alberghi.

Di questo film hanno già parlato i telegiornali di tutto il mondo.

La solita pubblicità dei kolossal americani penserete voi.

No vi rispondo io per una volta è il tema che interessa.

Avete una vaga idea della crisi finanziaria che ha colpito l’America?

Potrete farvela meglio con la visione di questo film, grazie all’interpretazione notevole di un attore che solo i fratelli Coen utilizzano attraverso personaggi “assolutamente scemi” che lui peraltro s’impegna a rendere perfetti.

George Clooney.

Il film, per dirvela tutta, è stato un caso di successo all’ultimo Festival di Roma, una commedia che altri (non me) definiranno amarissima, ma anche romanticissima, firmata da Jason Reitman (regista di Juno), che fa prendere il volo (nel senso che il suo personaggio si sposta da aeroporto ad aeroporto) al mitico attore, oggi fidanzato con la velina più famosa d’Italia (Elisabetta Canalis) – dove interpreta un cinico tagliatore di teste, eternamente in viaggio – in carriera.

Compagne di (s)ventura la bellissima Vera Farmiga e la brava Anna Kendrick più un gruppo agguerrito di neo-disoccupati (veri), pronti a sposare la causa umanista di Reitman: contro la penuria di valori, d’intelligenza e di posti di lavoro.

Pollice su ed Oscar della settimana, senza riserve.

Non vedo l’ora di ri-vederlo, eh si lo avevo visto al festival di Roma.

L’uomo che verrà

titolo originale: L’uomo che verrà
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Giorgio Diritti
genere: Drammatico
durata: 117 min.
distribuzione: Mikado Film
cast: A. Rohrwacher (Beniamina) • M. Sansa (Lena) • C. Casadio (Armando) • G. Zuccheri Montanari (Martina) • S. Bicocchi (sig. Bugamelli) • E. Mazzoni (sig.a Bugamelli) • O. Orlando (mercante) • D. Pagotto (Pepe)
sceneggiatura: G. Diritti • G. Galavotti • T. Pedroni
musiche: M. Biscarini • D. Furlati
fotografia: R. Cimatti
montaggio: G. Diritti • P. Marzoni
uscita nelle sale: 22 Gennaio 2010

Trama: Inverno, 1943. Martina ha 8 anni, vive alle pendici di Monte Sole, non lontano da Bologna, è l’unica figlia di una famiglia di contadini che, come tante, fatica a sopravvivere. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la mamma rimane nuovamente incinta.
I mesi passano, il bambino cresce nella pancia della madre e Martina vive nell’attesa del bimbo che nascerà mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.

Come certo vi sarete accorti leggendo blog e giornali l’esclusione di Baaria dalla corsa agli Oscar (Eh si, Peppuccio ci prova sempre), ha dato il via alle solite filippiche ed ai consueti strali sul cinema italiano, che diventa, a seconda dei casi, scadente, non competitivo, poco industriale, sfigato … e questo solo per citare gli appellativi più bonari. Eppure.

Eppure, quest’inizio d’anno, ci consegna un dato ben diverso.

Come l’inatteso colpo di reni dei film tricolore: Verdone (Io, loro e Lara), che ha superato i dodici milioni d’incasso e quello del film di Paolo Virzì (La prima cosa bella) che ha niente di meno che superato sua maestà Avatar al box office (nelle città di Pisa e Livorno, eh ma che davero davero vi credavate).

Parliamo, comunque, (più per Paolo Virzì a mio giudizio), in entrambi casi, di commedie ben scritte, “all’italiana”, nell’accezione più sana deli lemma, capaci, cioè, di mettere d’accordo critica e pubblico. Qualità e successo. Un binomio che, almeno per quanto riguarda la prima, sembrerebbe … anzi … è assolutamente confermato, da “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti, da oggi in sala dopo la trionfale accoglienza (tre premi) all’ultimo Festival di Roma.

Diritti, che si era fatto notare (dai blogger e da alcune sale assai attente alla programmazione artistica come il “Fandango” di Roma), con l’opera d’esordio “Il vento fa il suo giro“, (che vidi alla rassegna Fuori Fuoco, organizzata da visionaria, a Siena nel 2008), alza il tiro già al secondo film per raccontare, senza retorica, e al netto della fiction la strage di Marzabotto.

Regia purissima, grande cast (soprattutto per la parte che riguarda i “non professionisti”: vedi la performance della piccola Greta Zuccheri Montanari) e risultato moralmente ineccepibile. Venezia non volle presentare il film in concorso, Roma lo incensò con diversi premi, che il pubblico, su nostro consiglio, corra nelle poche sale che lo proietteranno.

A Roma per dirne una lo danno al:

EDEN
(ROMA)

Via Cola di Rienzo 74/76   Tel: 06/3612449
16:00 18:10 20:20 22:30

NUOVO SACHER (si si, quello di Nanni Moretti)
(ROMA)

Largo Ascianghi 1   Tel: 06/5818116
15:45 18:00 20:15 22:30

QUATTRO FONTANE
(ROMA)

Via  Quattro Fontane 23  Tel: 06/4741515
17:15 20:00 22:30

Tre dei migliori cinema della capitale, sempre per dirne una.

Pollice su e solo un piccolo dubbio sull’Oscar della settimana, che concedo perché sono certo che trattasi di film italiano di spessore.

Nine

titolo originale: Nine
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Rob Marshall
genere: Musical
durata: 121 min.
distribuzione: 01 Distribution
cast: D. Day-Lewis (Guido Contini) • M. Cotillard (Luisa Contini) • P. Cruz (Carla) • N. Kidman (Claudia) • J. Dench (Lilli) • K. Hudson (Stephanie) • S. Loren (Mamma) • S. Ferguson (Saraghina) • R. Tognazzi (Dante) • G. Cederna (Fausto) • E. Germano (Pierpaolo) • A. Di Stefano (Benito) • R. Nobile (Jaconelli) • F. De Vito (Radio Reporter) • E. Cilenti (Leopardi) • V. Mastandrea (De Rossi) • R. Remotti (Cardinale) • M. Alhaique (Don Mario) • M. Stella (Donatella) • M. Scattini (Matrone pensione) • R. Citran (Dr. Rondi) • V. Riotta (Luigi) • A. Safroncik (Attrice)
sceneggiatura: M. Tolkin • A. Minghella • A. Kopit • M. Yeston • M. Fratti
musiche: A. Guerra
fotografia: D. Beebe
montaggio: C. Simpson • W. Smith

Trama: Guido Contini è un regista di fama mondiale che sta attraversando una crisi professionale e psicologica. Intento a preparare le riprese del suo prossimo film, si ritrova ad affrontare tutte le donne protagoniste della sua vita: la moglie, l’amante, la musa ispiratrice, la confidente, una giornalista di moda, la prostituta che ha segnato la sua giovinezza e la sua defunta madre.

Insomma, alcuni di voi magari lo sapevano anche prima dell’uscita di questo film, che “Nine” è una celeberrima commedia musicale made in USA, liberamente ispirata al film “” di Federico Fellini.

L’idea di questa pellicola è, pertanto un arduo tentativo di trasposizione da commedia musicale al filmico, per un’opera musicale già ispirata ad un film.

Oddio mi sta già venendo il mal di testa …

Idea, invero, peraltro, non certo originale, ma che, nel caso di specie, corre forse consapevolmente, e forse presuntuosamente, il rischio, per non dire la certezza, di essere sottoposta all’improbabile, quanto inevitabile, confronto con uno dei film più di atmosfera felliniana di tutti i film di Fellini (mi si perdoni il gioco di parole).

Ma si, insomma, il cast all stars:

Daniel Day-Lewis, nel ruolo che fu di Marcello Mastroianni, il regista Guido Contini, Ricky Tognazzi nel ruolo del suo produttore, ed un incantevole manipolo di donne (i premi Oscar: Marion Cotillard, Nicole Kidman, e persino un’inaspettata Sophia Loren temo non basteranno a farmi cambiare idea su questa ennesima dubbiosa iniziativa made in USA. E neanche la, pare, convincente interpretazione dell’ennesimo premio Oscar al femminile, Penelope Cruz, riuscrà temo a salvare la pellicola.

Che però statene certi sbancherà al box office.

Dal momento che, per dirne una, a Roma proiettano le seguenti sale:

ADRIANO
(ROMA)

Piazza Cavour 22   Tel: 06/36004988
15:15 17:45 20:20 22:45

AMBASSADE
(ROMA)

Via Accademia degli Agiati 57/59   Tel: 06/5408901
15:30 17:50 20:10 22:30

ANDROMEDA
(ROMA)

Via Mattia Battistini 195   Tel: 06/6142649
15:30 17:50 20:20 22:40

ATLANTIC
(ROMA)

Via Tuscolana 745   Tel: 06/7610656
15:30 17:50 20:10 22:30

BARBERINI
(ROMA)

Piazza Barberini, 24,25,26   Tel: 06/4821082
11:00 13:20 15:45 18:10 20:30 22:45

CINELAND
(ROMA)

Via dei Romagnoli 515  Tel: 06/561841
15:00 17:30 20:00 22:30

CINESTAR
(ROMA)

Via Vibio Mariano 20  Tel: 06/33261019
16:30 18:30 20:30 22:30

DORIA
(ROMA)

Via Andrea Doria 52   Tel: 06/39721446
15:30 17:50 20:10 22:30

LUX
(ROMA)

Via  Massaciuccoli 39  Tel: 06/86391361
15:30 17:50 20:30 22:50

REALE
(ROMA)

Piazza Sonnino 7   Tel: 06/5810234
15:30 17:50 20:10 22:30

STARDUST VILLAGE (EUR)
(ROMA)

Via  di Decima 72  Tel: 06/5291223 – 06/52244119
15:40 18:10 20:40 23:00

STARPLEX
(ROMA)

Via  della Lucchina 90  Tel: 06/30819887
15:30 17:45 20:05 22:25

THE SPACE CINEMA WARNER VILLAGE PARCO DE’ MEDICI
(ROMA)

Parco De’ Medici   Tel: 892111
15:40 18:30 21:30 0:20

UCI CINEMAS MARCONI
(ROMA)

Via Enrico Fermi 161  Tel: 892960
14:40 17:20 20:00 22:40

UGC CINE CITE LEONARDO
(ROMA)

Via  Portuense 2000  Tel: 899788678
14:05 15:00 16:35 17:30 19:05 20:00 21:35 22:30 0:10

UGC CINE CITE PORTA DI ROMA
(ROMA)

Via Delle Vigne Nuove    Tel: 899788678
14:25 17:00 19:40 22:10 0:40

VIS PATHE’ ROMA EST
(ROMA)

Via Collatina  858  Tel: 06/22423208
14:45 17:30 20:00 22:20

Pollice verso e curiosità cinefila … nel cast anche Valerio Mastandrea.

Cuccioli – Il Codice di Marco Polo

titolo originale: Cuccioli – Il Codice di Marco Polo
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Sergio Manfio
genere: Animazione
durata: 80 min.
distribuzione: 01 Distribution
sceneggiatura: F. Manfio • S. Manfio
musiche: S. Manfio • L. Tomio • M. Minniti
fotografia: M. Lovadina


Trama: I Cuccioli, protagonisti di una delle serie teleisive di animazione più amate dai bambini di 40 paesi nel mondo, passano dal piccolo schermo a quello del cinema. Riuscirà il gruppo dei sei simpatici e scatenati cuccioli a contrastare i diabolici piani della Maga Cornacchia che vuole trasformare i canali di Venezia in strade asfaltate?

La mesta speranza che spiega questo ennesimo film di animazione (italiano), è che la buona stella del cartoon – l’anno scorso re del box office – continui a brillare.

Che tristezza no? Senza considerare l’assoluta impossibilità di reggere il confronto coi grandi competitors internazionali.

Né con la tradizione di Bruno Bozzetto (quello si che era troppo avanti con pellicole come West & Soda).

Con Cuccioli l’animazione italiana tenta di battere un colpo ancora e spera nel botto. Al posto del padre delle Winx Sergio Manfio, invece che la Rainbow il Gruppo Alcuni. Ma la filosofia (avrebbero voluto) è la stessa: unire merchandising e creatività, digitale e disegno, confidando che il successo televisivo tracimi in sala.

Nel merito però, Cuccioli non vale un solo ciuffo delle Winx televisive, ed il suo transito sul grande schermo amplia, temiamo, solo il formato, non, ahimè, gli orizzonti.

Pollice verso senza sensi di colpa, e probabilmente, a confronto dell’altra uscita di Dritti, “film italiano da deridere della settimana“, come direbbe qualcuno.

Il quarto tipo

titolo originale: The Fourth Kind
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Olatunde Osunsanmi
genere: Thriller / Fantascienza
durata: 98 min.
distribuzione: Warner Bros
cast: M. Jovovich (Abbey Tyler) • W. Patton (Sceriffo August) • H. Kae-Kazim (Awolowa Odusami) • C. Johnson (Tommy Fisher) • E. Cilenti (Scott Stracinsky) • E. Koteas (Abel Campos)
sceneggiatura: O. Osunsanmi
musiche: A. Orvarsson
fotografia: L. Senatore
montaggio: P. Covington

Trama: “Il quarto tipo” si ispira alla storia vera di una cittadina dell’Alaska, dove numerosi abitanti hanno testimoniato di essere stati vittime di incontri con alieni. Il titolo del film si basa su uno studio del 1972 nel quale si stabilì una scala di misurazione per gli incontri con gli extraterrestri: dal semplice avvistamento all’incontro del quarto tipo, il rapimento. La psicologa Abigail Tyler comincia a videoregistrare le sue sedute con pazienti traumatizzati da questi terribili incontri e inizia a scoprire le prove più inquietanti di rapimenti alieni mai documentate prima …

Alta tensione – almeno sulla carta – per il thriller d’importazione dall’America:  Milla Jovovich viene rapita dagli alieni che, pur provenendo da un altro mondo, dimostrano di avere buon gusto anche nel nostro.

Credere, voler credere, o tenere gli occhi chiusi? potrebbe essere questo il dilemma? Una cosa è certa mai come in questo film il confine tra la realtà e la finzione, sarà labile, anche se questo indugiare della pellicola potrebbe essere il limite di un un film che propone un taglio decisamente diverso ma forse troppo difficile.

Dubbio amletico, allora, in onore alla presenza di Milla Jovovich che, ammettiamolo, è sempre un gran bel vedere, nel cast.

Alla prossima e scusate il ritardo.

A cura di cinemavistodame.com.

I film in uscita dal 15 gennaio 2010

•14 gennaio 2010 • Lascia un commento

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 15 gennaio 2010

  • Avatar – di James Cameron
  • La prima cosa bella – di Paolo Virzì
  • A Single Man – di Tom Ford

Avatar

titolo originale: Avatar
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: James Cameron
genere: Fantascienza / Azione / Thriller
durata: 166 min. – 3D
distribuzione: 20th Century Fox
cast: Z. Saldana (Neytiri) • S. Worthington (Jake Sully) • M. Rodriguez (Trudy Chacon) • S. Weaver (Dr. Grace Augustine) • G. Ribisi (Selfridge) • C. Pounder (Moha) • S. Lang (Col. Quaritch) • J. Moore (Norm Spellman) • W. Studi • D. Rao (Dr. Max Patel)
sceneggiatura: J. Cameron
musiche: J. Horner
fotografia: M. Fiore
montaggio: J. Refoua • S. Rivkin

Trama: Nella distante luna chiamata Pandora, un riluttante eroe si imbarca in un viaggio di redenzione, scoperte e troverà un inaspettato amore, mentre guiderà un’eroica battaglia per salvare una civilizzazione.

Di questo film che esce domani si è già detto tutto.

Ad esempio che è il film più costoso della storia del cinema, ed anche che è quello che, ormai praticamente sicuramente, incasserà di più, consacrando definitivamente Cameron tra i grandi.

Il cinema in 3D, che sarà sicuramente il leitmotiv dell’anno, arriva con questa pellicola interamente pensata per questa nuova tecnica, al suo primo classico.

Mai come per questa opera ho assistito ad un battage pubblicitario di simili proporzioni, elemento che, non lo nascondo, me lo fa stare un po’, ma giusto un po’, sul cazzo.

E va beh oramai l’ho detto.

Certo è che agli americani è piaciuto come pochi film prima. Giuro. Spielberg a parte, che non è credibile in certi casi.

Da vedere? Io direi di si, è sicuramente uno spettacolo per gli occhi, mal di testa a parte, ma non so quanto per la mente.

La visione radicale di Cameron dell’America, che condividerete in sala, è nel suo stile forse un po’ troppo semplicistico, per i miei gusti (Titanic docet).

Insomma … un film fatto per fare soldi e per stupire. Non per altro credetemi.

Un’americanata galattica. Che, però, credo che andrò senz’altro a vedere. In sala. Ed in 3D, ovvio.

Qui la mia recensione di la che lo stronca alquanto.

La prima cosa bella

titolo originale: La prima cosa bella
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Paolo Virzì
genere: Commedia
durata: 116 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: S. Sandrelli (Anna) • M. Ramazzotti (Anna giovane) • V. Mastandrea (Bruno) • C. Pandolfi (Valeria) • P. Ruffini (Cristiano Cenerini) • M. Messeri (Il Nesi) • S. Albelli (Mario) • D. Ballantini (avvocato Cenerini) • I. Cecchi (zia Leda) • F. Brandi (Giancarlo)
sceneggiatura: F. Bruni • F. Piccolo • P. Virzì
musiche: C. Virzì
fotografia: N. Pecorini
montaggio: S. Manetti

Trama: Con “La prima cosa bella” Virzì racconta la sua città, Livorno, riproponendo scorci e atmosfere che ormai appartengono al passato, attraverso le storie di un’amicizia in un gruppo di ragazzini che, dagli anni ‘70 ad oggi, viaggiano verso l’età adulta.

Sentite, dite quello che volete, ma a me Virzì piace.

Sa scrivere ed, a mio modo di vedere, anche molto bene dirigere, commedie intime e delicate.

In questo film, molto ispirato da una Livorno, che il regista ha ammesso di avere ritrovato, con questa sua ultima fatica, come una madre ingombrante e chiacchierona, della quale però non si può fare a meno, a me incuriosisce parecchio. Ha come il sapore e la magia dei ritorni. Quelli che fai per rappacificarti con qualcosa e soprattutto con te stesso.

Certo mi dovrò sorbire Stefania Sandrelli … che non so perché deve proprio recitare in tutti i film italiani.

Ma la Ramazzotti a me diverte. Molto.

Valerio Mastandrea, poi, mi sta simpatico come se fosse un mio vecchio amico, oltre che un fratello. Il suo modo di recitare è semplicemente esilarante. Non so se lo avete mai visto in “Non pensarci” di Gianni Zanasi, per dirne una, davvero insuperabile.

Claudia Pandolfi avrebbe diritto ad un film tutto per lei … arriverà mai?

Da vedere assolutamente in sala …

E poi che coraggio uscire nella settimana di Avatar ;)

A Single Man

titolo originale: A Single Man
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Tom Ford
genere: Drammatico
durata: 99 min.
distribuzione: Archibald
cast: Firth (George) • J. Moore (Charlotte) • M. Goode (Jim) • G. Goodwin (Mrs. Strunk) • N. Hoult (Kenny)
sceneggiatura: T. Ford • D. Scearce
musiche: A. Korzeniowski
fotografia: E. Grau
montaggio: J. Sobel

Trama: Ambientato a Los Angeles nel 1962 durante la crisi dei missili successiva all’invasione USA a Cuba, A Single Man è la storia di George Falconer, un professore inglese di 52 anni che cerca di dare un senso alla propria vita dopo la morte del suo compagno Jim. George indugia nel passato e non riesce a immaginarsi un futuro, ma una serie di eventi e di incontri lo porteranno a decidere se ci sia o no un significato nel vivere senza Jim. George viene confortato da una cara amica, Charley, una bella donna di 48 anni a sua volta assalita da dubbi sul futuro. Kenny, un giovane studente di George alla ricerca di una ragione che giustifichi la sua natura omosessuale, perseguita il professore identificandolo come anima gemella.

Questo film se uscisse in un’altra settimana troneggerebbe come film da non perdere del weekend.

3 nominations ai Golden Globe, ben altre 16 nominations, (di cui 2 anche a Venezia), e last but not least, la coppa Volpi dell’ultimo Venezia Film Festival a Colin Firth. Insomma cosa volete di più dalla vita?

Un ranking su IMDB che vi assicuro ho visto raramente accreditato da così tanti utenti.

Ed è un film di esordio di un regista che m’incuriosisce, Tom Ford, infatti nasce come designer di moda, noto nell’ambiente per aver rinnovato le case Gucci e Yves Saint Laurent, attraverso collezioni d’impatto e campagne promozionali provocanti.

Una storia particolare, che credo meriti senz’altro una visione in sala.

E come dice qualcuno … si respira sempre un’atmosfera aurorale nelle opere prime.

Unico dubbio. Ma non è che esce la settimana prossima?

Alla prossima.

A cura di cinemavistodame.com

I film in uscita dall’8 gennaio 2010

•8 gennaio 2010 • Lascia un commento

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 5 e dall’8 gennaio 2010

Dal 5 gennaio 2010

  • Io loro e Lara – di Carlo Verdone
  • Il riccio – di Mona Achache
  • Rec 2 – di Jaume Balagueró • Paco Plaza

Dall’8 gennaio 2010

  • Soul Kitchen – di Fatih Akin
  • Il mondo dei replicanti - di Jonathan Mostow
  • Ong Bak 2 – La nascita del dragone – di Tony Jaa • Panna Rittikrai

Io, loro e Lara

titolo originale: Io, loro e Lara
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Carlo Verdone
genere: Commedia
durata: 115 min.
distribuzione: Warner Bros
cast: C. Verdone (Padre Carlo) • L. Chiatti (Lara) • A. Bonaiuto (Beatrice) • M. Giallini (Luigi) • S. Fiorentini (Alberto) • A. Finocchiaro
sceneggiatura: C. Verdone • P. Plastino • F. Marciano
fotografia: D. Desideri

Trama: “Io, loro e Lara” racconta la crisi mistica del missionario Carlo Mascolo che torna a Roma, dopo l’ultima missione in Africa, ritrovando una famiglia complicata: il padre Alberto che vuole tornare giovane, si tinge i capelli e si comporta come un ventenne, il fratello Luigi broker con la passione per le donne e la sorella Beatrice psicologa ma che proprio non lo capisce. La situazione precipita quando appare Lara, una ragazza che lo metterà profondamente in crisi …

Insomma aldilà degli incassi che questo film ha già realizzato nei primissimi giorni di programmazione (un poster gigantesco è collocato nella palestra ultra-figa che frequento a Roma nell’illusorio tentativo di arginare il decadimento fisico), Carlo Verdone parla di questa sua ultima fatica, come di una sorta di nuova era del suo cinema.

Bandita la volgarità, sceneggiatura scritta pensando agli interpreti (Laura Chiatti su tutti), temi non ultra provinciali, ma, addirittura, con un respiro world wide, tanto che il regista e attore romano spererebbe di piazzarlo anche all’estero.

Tutte eccellenti intenzioni, non c’è che dire.

Tutti razionali, come si dice, assolutamente corretti.

Eppure.

Eppure, vedendo un trailer del film, verrebbe da dire quello che un tempo qualcuno disse a proposito di Nanni Moretti: “Verdone spostati … fammi vedere il film!

Cosa intendo dire.

Che Verdone commette sempre lo stesso errore (ovviamente secondo il mio opinabilissimo parere) … quello di recitare, cioè, nei suoi film, con il difetto di molti attori, diciamo brillanti (ma anche no) italiani (Alberto Sordi si proprio lui, su tutti), di cui Verdone vorrebbe considerarsi, peraltro, ammettiamolo, l’erede.

Quello che intendo dire è che sempre, nei film di di questo regista ed attore romano, non si assiste ad una interpretazione in cui egli si cala nel personaggio, fino immedesimarsi in lui in maniera convincente. Come faceva, invece, per essere molto chiari, Gian Maria Volontè, forse l’unico vero grande attore cinematografico italiano, in grado di fare, fino in fondo, questo difficilissimo lavoro.

No nel caso di Verdone, come già nel caso di Alberto Sordi, peraltro, avviene, invece, esattamente il contrario: è il personaggio che deve, (ahimè), adattarsi alle capacità interpretative dell’attore.

Verdone è arrivato a dire, in una intervista a SKY TG 24, che il suo personaggio nel film (un prete missionario di ritorno dall’Africa), fa una sorta di citazione del protagonista di “Borotalco“, in una sequenza in cui, per darsi un tono, fuma una sigaretta (lui sacerdote che non fuma). Ma anche senza questa auto-citazione, vedetevi il trailer su you tube cliccando qui, e vi farete voi stessi, una vostra opinione sulla mia considerazione.

Ora io dico: “Ma come può un sacerdote essere simile ad un venditore di enciclopedie della musica porta a porta, che cercava di cambiare identità, per sedurre una sua collega?

Che cosa c’entrano questi due personaggi l’uno verso l’altro?

A questa domanda non so darmi una risposta.

Diciamo che accetto le buone intenzioni (di cui, ricordo, sono lastricate le strade che conducono all’Inferno), di un film corale, uno stilema che, nel ristretto universo dei film di questo regista, ha sicuramente funzionato più di altri.

Ma consiglierei a Carlo Verdone di provare a dirigere un film affidando il ruolo di protagonista ad un attore che abbia tutte le corde giuste, e di osare ancora di più.

Morale licenzio questo film con l’icona del dubbio si è vero, ma cum laude, però, perché di questi tempi, meglio questo che niente ;-)

Il riccio

titolo originale: Le hérisson
nazione: Francia / Italia
anno: 2009
regia: Mona Achache
genere: Drammatico
durata: 100 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: J. Balasko (Renée Michel) • G. Le Guillermic (Paloma Josse) • T. Igawa (Kakuro Ozu) • A. Brochet (Solange Josse) • A. Ascaride (Manuela Lopez) • W. Yordanoff (Paul Josse)
sceneggiatura: M. Achache
musiche: G. Yared
fotografia: P. Blossier



Trama
: Adattamento cinematografico del romanzo di successo di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”. Parigi, in un elegante palazzo vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. All’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Insomma non è che devo spiegarvi io il clamoroso successo del romanzo dal quale il film è tratto, un vero best selle in Francia e non solo grazie ad un incredibile passa parola.

Qui il lavoro di traposizione dal letterario al filmico pare che, addirittura, migliori decisamente il testo da cui è tratto: la saccenza del libro lascierebbe il posto a un’opera più equilibrata, dove la protagonista non è più Renée ma Paloma, più ironica nell’adattamento di Mona Achache.

i tagli in questi casi sono un’operazionione inevitabile, ed è probabilmente goiusto ridurre il dolore di Renée  quando lo stesso diventa poco più che un capriccio.

Un termine per descrivere questo film potrebbe esswere “elegante“.

Noi lo consigliamo come film da vedere assolutamente.

Rec 2

titolo originale: [Rec] 2
nazione: Spagna
anno: 2009
regia: Jaume Balagueró • Paco Plaza
genere: Horror / Thriller
durata: 85 min.
distribuzione: Mediafilm
cast: M. Velasco (Ángela Vidal) • J. Mellor • A. Casas (Larra) • L. Dolera • F. Terraza (Manu) • J. Botet (Niña Medeiros)
sceneggiatura: J. Balagueró • M. Diez • P. Plaza
fotografia: P. Rosso
montaggio: D. Gallart



Trama
: Sono passati quindici minuti da quando le batterie della telecamera si sono scaricate. Sono passati quindici minuti da quando le ultime immagini del programma “Mentre voi dormite” sono state registrate all’interno dell’edificio contaminato. All’esterno una folla di curiosi si raduna dietro le transenne delle forze speciali che hanno circondato la zona. Le troupe dei telegiornali fanno pressione per scoprire cosa diavolo stia succedendo…

Con questo film la farò breve.

Il primo, di cui è stato fatto anche un discutibilissimo remake mericano praticamente identico al film spgnolo, devo dire che dopo un inizio promettente, nel finale mi lasciò perplesso assai.

Il genere è quello che con il film “Cloverfield“, un monster movie del 2008, diretto da Matt Reeves e co-prodotto dal mitico J.J. Abrams, ha raggiunto credo l’acme, e che propone allo spettatore non una storia tradizionale, ma di essere coinvolto, come se stesse partecipando, in diretta, a qualcosa che sta accadendo dal vero.

Gli aspetti formali sono tutti, pertanto, incentrati sul restituire l’impressione di una registrazione in video camera che sta avvenendo in quel momento.

Il problmema è che qui poi si tenta d’inserire temi ed elementi a sfondo esoterico, che mal si combinano con questa prospettiva narrativa, e che fanno, di questo sequel, un film da archiviare tra gli evitabili, senza grandi sensi di colpa.

Soul Kitchen

titolo originale: Soul Kitchen
nazione: Germania
anno: 2009
regia: Fatih Akin
genere: Commedia
durata: 99 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: M. Bleibtreu (Ilias Kazantsakis) • B. Unel (Shayn) • A. Bousdoukos (Zinos Kazantsakis) • A. Bederke (Lucia Faust) • P. Roggan (Nadine Kruger) • W. Wilke Mohring (Thomas Neumann) • D. Gryllus (Anna Mondstein)
fotografia: R. Klausmann
montaggio: A. Bird

Trama: Il giovane Zinos, proprietario di un ristorante, non naviga in buone acque. La fidanzata, Nadine, si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo “Soul Kitchen” stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda, Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto. Entrambe le decisioni si rivelano però un disastro: Illias perde al gioco il ristorante che finisce in mano a un losco agente immobiliare e Nadine ha ora un altro compagno.

Questo film di Fatih Akin, autore tedesco già messosi in luce con pellicole del calibro di “La sposa turca”, vincitore di un Orso d’oro al Festival di Berlino del 2007 (nella foto: attenzione giocava in casa), e per il premio alla sceneggiatura a Cannes per la pellicola “Ai confini del paradiso”, con questo terzo film ha conquistato, niente di meno che, nella edizione del 2009, anche la giuria del Festival di Venezia che gli ha tributato un premio speciale.

Direi pertanto, considerato che Venezia da qualche anno è veramente una rassegna che è alla costante ricerca di un vero cinema di qualità, che questa pellicola debba essere segnalata nel momento in cui Carlo Verdone con il suo “Io loro e lara” ha giò incassato 1 milione di €uri, un segnale incoraggiante, anche in questo gennaio che passerà alla storia temo per gli incassi dell’attesissimo film SF in 3D “Avatar” di James Cameron, che è già un successo planetario prima ancora di essere uscito, realizzato, anche, con l’obiettivo di fare di questo regista il nuovo Re Mida di Holliwood, in quanto il suo “Titanic” è già il film che ha incassato di più nella storia del cinema (della serie tutto il mondo è paese). Ho già letto titoli che annunziano triofalistici: “Solo James Cameron poteva battere James Cameron“.

Va aggiunto che, da quello che credo, questo sia, addirittura, peraltro, il film migliore del regista, dove l’apparente scontata condizione di un immigrato in Germania (a differenza delle altre volte il protagonista non è turco ma greco), non pesi sulla sua vita.

E vai !!! A Venezia sono dei geni, bisogna ammetterlo. Ritmo e musica (quella che non manca mai nei film di Akin, datemi retta), per un film sicuramente leggero ma non scontato.

Degna di menzione pare l’interpretazione di Birol Unel (foto) ripagato dalle sofferenze dei film precedenti con un ruolo che rasenta il grottesco.

Il mondo dei replicanti

titolo originale: Surrogates
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Jonathan Mostow
genere: Azione / Fantascienza
durata: 88 min.
distribuzione: Buena Vista International
cast: B. Willis (Tom Greer) • R. Mitchell (Peters) • R. Pike (Maggie) • B. Kodjoe (Stone) • J. Ginty (Canter Surrogate) • J. Cromwell (Older Canter) • V. Rhames (The Prophet)
sceneggiatura: M. Ferris • J. Brancato
musiche: R. Marvin
fotografia: O. Wood
montaggio: K. Stitt

Trama: Agenti FBI indagano sul misterioso assassinio del figlio dell’uomo inventore dei replicanti, un fenomeno tecnologico sostitutivo che permette alla gente di acquistare versioni robotiche di se stessi senza difetti, in perfetta forma e dal bell’aspetto, e di controllarle a distanza attraverso comandi neuronali. In questo modo le persone conducono una vita indiretta rimanendo nella tranquillità e nella sicurezza delle loro case. L’omicidio però mette in crisi questo il sistema. In un mondo di maschere, chi è reale e di chi puoi fidarti?

E lo so deve campare anche Bruce Willis.

Un attore condannato dal suo aspetto fisico a girare ruoli sempre in film di azione.

Ci lamentiamo sempre di questi stereotipi e facciamo bene.

Perché è un modo per soffocare le capacità attoriali di un interprete che, invece, secondo me, avrebbe moltissime altre corde sulle quali fare leva.

Cosa ci ritroviamo, al dunque, con questo film?

A chi piace l’azione prima che la fantascienza, costoro saranno accontentati … ma mi sembra, comunque, troppo poco, per non tributare un inesorabile un pollice verso ad un film che, ammettiamolo, esce pure in un momento un po’ del cazzo (ops … ho detto cazzo … beh ormai mi è scappato), dopo le orge d’incassi natalizie e prima del kolossal di Cameron in 3D.

Ong Bak 2 – La nascita del dragone

titolo originale: Ong Bak 2
nazione: Thailandia
anno: 2008
regia: Tony Jaa • Panna Rittikrai
genere: Azione
durata: 98 min.
distribuzione: Onemovie
cast: T. Jaa (Tien) • S. Chatree (Chernang) • S. Wongkrachang (Rajasena Lord) • N. Sirichanya (Master Bua) • P. Wongkamlao (Mhen)
sceneggiatura: P. Rittikrai
fotografia: N. Kittikhun

Trama: Tailandia, era Ayutthaya (1350-1767). Il giovane Tien, scampato alla morte ma fatto prigioniero da una banda di crudeli mercanti di schiavi, è determinato ad ottenere giustizia per la morte dei suoi genitori, avvenuta per mano di un gruppo di spietati assassini. Preso sotto la protezione del capo della ‘Scogliera dell’Ala di Garuda’, Tien impara a combattere combinando le letali tecniche delle arti marziali con l’eleganza e l’agilità della danza khon, diventando presto un valoroso guerriero. Una volta finito il suo addestramento, il ragazzo si mette alla ricerca dei suoi nemici per attuare finalmente la sua vendetta.

Codesto è il sequel pardon volevo dire il prequel di Ong Bak, un film sicuramente migliore, del 2003, che nessuno, temo, in Italia ricordi.

E allora i grandi strateghi malefici del marketing nostrano, contando su un pubblico che si ammocca (termine dialettale partenopeo), la qualunque, aggiungono, al titolo, il termine “dragone“, nel fraudolento tentativo di alludere ad un film del genere wuxia plan, del quale qualche anno fa diventò un maestro il già notissimo regista Zhang Yimou con due pellicole più una terza:

  1. La trigre e il dragone” – 2000 (toh guarda, ecco che spunta un bel dragone)
  2. Hero” – 2002 (bellissimo, qui la mia recensione con una dotta spiegazione del significato di Wu-xia.
  3. La foresta dei pugnali volanti” – 2004, pellicola girata sull’onda del successo delle due precedenti.

Il regista, per la cronaca, divenne celeberrimo per l’arci-premiato film “Lanterne Rosse“, che ebbi la fortuna di vedere in una bellissima fase del mio periodo di vita a Napoli, quando i cinema d’essai spopolavano (bei tempi).

Bene, questi film non c’entrano una fava con questa roba, che archivieremo con la vera sola del week-end, e poi non dite che non vi avevo avvisato.

A parte qualche sporadico commento entusiasta al film, io direi,  invece, che siamo difronte, molto probabilmente, ad una pellicola che ha troppe pretese:

non è di pura azione, come il suo primo capitolo;

non è arte, come quello che intendeva essere.

L’assoluta mancanza di dialoghi fa risaltare una trama piatta, e l’interesse viene colto da particolari scenografici, che dovrebbero essere quantomeno secondari in un film del genere.

Non vale la pena tentare la strada del cinema, almeno secondo me datemi retta, ed il mio consiglio è di attendere, se proprio lo volete vedere, magari  una visione domestica in DVD o in Blu Ray.

Non è che Tony Jaa nel ruolo di regista, autore e protagonsita, si sia montato un attimino la testa?

Quanto agli italici strateghi del marketing cinematografico:

Padre perdona loro perché sanno quello che fanno“.

Alla prossima.

A cura di cinemavistodame.com.

Il riccio

titolo originale: Le hérisson
nazione: Francia / Italia
anno: 2009
regia: Mona Achache
genere: Drammatico
durata: 100 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: J. Balasko (Renée Michel) • G. Le Guillermic (Paloma Josse) • T. Igawa (Kakuro Ozu) • A. Brochet (Solange Josse) • A. Ascaride (Manuela Lopez) • W. Yordanoff (Paul Josse)
sceneggiatura: M. Achache
musiche: G. Yared
fotografia: P. Blossier

Trama: Adattamento cinematografico del romanzo di successo di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”. Parigi, in un elegante palazzo vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. All’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Insomma non è che devo spiegarvi io il clamoroso successo del romanzo dal quale il film è tratto, un vero best seller in Francia e non solo, grazie ad un incredibile passa parola.

Qui il lavoro di traposizione dal letterario al filmico pare che, addirittura, migliori decisamente il testo da cui è tratto: per dire la saccenza del libro, sembrerebbe lasciare il posto ad un’a pellicola un po’ più equilibrata, dove la protagonista non è più Renée ma Paloma, più ironica nell’adattamento di Mona Achache.

Inevitabili in questi casi i tagli da apportare nell’adattamento ma pare  che sono quelli giusti.  Tolto ad esempio nella trasposizione il dolore di Renée quando lo stesso diventa poco più che un capriccio.

Insomma pare che il termine più appropriato per descrivere il film sia “elegante“.

Noi lo consigliamo come film da vedere assolutamente.